Calcolo assegno di mantenimento

Tag 05 Febbraio 2019  |
(5,00 su 5)
Loading...

Il calcolo dell’assegno di mantenimento è  una delle domande più frequenti che ci viene sottoposta.

È importante sottolineare che non esiste una norma di legge che stabilisca le modalità di calcolo. Non esiste un calcolo strettamente aritmetica per calcolare l’importo che l’ex-coniuge dovrà corrispondere. Questo perché le variabili devono comunque essere rapportate al caso concreto relativo allo specifico nucleo familiare.

In mancanza di accordo, sarà sempre il Giudice a determinare nella specificità del caso il corretto importo per l’assegno di mantenimento.

D’altra parte, la prassi giurisprudenziale ed i protocolli operativi forniti dai vari Tribunali ci forniscono alcuni criteri e parametri utili per il calcolo dell’assegno di mantenimento.

La consultazione ed approfondimento con un avvocato che si occupi principalmente di separazioni o divorzi potrà fornirvi dei chiarimenti aggiuntivi: Separazioni: Calcolo assegno di mantenimentoAvvocato per separazioni.

La funzione dell’assegno di mantenimento

Il legislatore introduce l’istituto dell’assegno di mantenimento al fine limitare il pregiudizio “economico” che il nucleo famigliare (coniuge e figli) possa subire dalla scelta di separarsi.

In altri termini si potrebbe dire che il coniuge deve corrispondere l’assegno di mantenimento al fine di garantire il coniuge economicamente più debole ed i figli eliminando gli effetti patrimoniali derivanti dalla separazione.

La finalità è pertanto quella di mantenere un tenore di vita adeguato anche dopo la cessazione del rapporto coniugale.

Il criterio dell’adeguatezza del tenore di vita deve necessariamente rapportarsi a quello che era il tenore di vita del nucleo familiare in costanza di matrimonio e pertanto, semplicisticamente, si potrebbe affermare che il coniuge è obbligato a corrispondere un assegno di mantenimento tale per cui si garantisca all’altro coniuge ed i propri figli lo stesso tenore di vita avuto in costanza di matrimonio.

Calcolo assegno di mantenimento: differenza tra figli e coniuge

Prima di affrontare il tema nello specifico è necessario fare alcune distinzioni:

  • Assegno per il mantenimento dei figliAssegno per il mantenimento dei figli. Questa tipologia di assegno è sempre dovuto fino a quando i figli non raggiungono una propria indipendenza economica. Chiaramente si potrà richiedere nel tempo una revisione e ricalcolo dell’importo in ragione delle mutate condizioni dei coniugi ed esigenze dei figli, ma, in ogni caso, i genitori sono sempre tutti a contribuire al mantenimento dei figli.
  • Assegno per il mantenimento del ex coniuge (moglie o marito)Assegno per il mantenimento del ex coniuge. Questa tipologia di assegno è dovuta solo in alcune circostanze e solo laddove vi sia un’effettiva disparità tra i redditi dei due coniugi. Nel prosieguo dell’articolo verrà approfondito tale aspetto.
  • Assegno divorzile o mantenimento dopo il divorzio. Considerate le ultime sentenza della Cassazione appare utile considerare l’assegno divorzile come una terza tipologia di assegno di mantenimento. Difatti, secondo l’ultima giurisprudenza, sarebbe da  ritenersi superato (o quasi) il criterio del “garantire il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”.

Tenete a mente le suddette distinzioni in quanto incidono profondamente sul calcolo dell’assegno di mantenimento e determinazione del relativo importo.

Calcolo e quantificazione dell’assegno di mantenimento

Come detto poc’anzi è possibile distinguere tra la somma dovuta al coniuge e quella dovuta per il mantenimento dei figli. Entrambe le somme predette hanno analoga ratio, ma nella pratica hanno un incidenza diversa.

Difatti se l’assegno per l’ ex-coniuge è in diverse circostanze escluso in quanto il possibile beneficiario gode già di una propria forma di sostentamento; dall’altra il mantenimento per i figli è sempre dovuto sino alla propria autosufficienza reddituale (quindi anche dopo la maggior età).

Elementi relativi al mantenimento dell’ex-coniuge:

  • circostanze e redditi dell’obbligato, ossia il coniuge più forte (art. 156 c.c.);
  • potenziale capacità di guadagno del coniuge beneficiario, ma occorre dimostrare un’effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale (Cass. Civ., sez. I, sentenza 6 giugno 2008, n. 15086);
  • L’assegno di mantenimento non può essere riconosciuto al marito a cui la separazione è addebitabile,anche se privo di mezzi di sostentamento (Cass. Civ., sez. I, sentenza 15 febbraio 2008, n. 3797);
  • Al fine del riconoscimento del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, è essenziale che sussista una disparità economica tra i due coniugi, non avendo rilievo che, prima della separazione, il coniuge richiedente avesse eventualmente tollerato, subito o – comunque – accettato un tenore di vita più modesto;
  • l’attitudine al lavoro, quale potenziale capacità di guadagno ed effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche (Cass. Civ., sez. I, sentenza n. 25 agosto 2006, n. 18547, RV591587);
  • Nella determinazione di tale assegno il giudice tiene conto del contributo personale ed economico dato da ciascuno dei coniugi alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di entrambi. Su accordo delle parti la corresponsione puo’ avvenire in una unica soluzione. (art.5 L 898 del 1970)

Esempi di calcolo dell’assegno

In termini pratici sicuramente dovranno considerarsi:

  • reddito mensile dei coniugi;
  • valore locatizio mensile delle proprietà immobiliari (compresa la casa coniugale);
  • figli a carico.

Immaginiamo che sia il marito che la moglie percepiscano di stipendio  € 2.000 al mese. Non vi sono figli a carico e proprietà immobiliari rilevanti.

Chiaramente in questo caso NON sarà dovuto alcun assegno di mantenimento.

Riprendendo i dati suddetti, immaginiamo che  la moglie non percepisca redditto ma sia di giovane età.

In questo caso, il redditto complessivo familiare è di € 2.000 (redditto del solo marito).

Un mero calcolo aritmetico di divisione tra la ex-coppia comporterebbe un mantenimento di € 1.000 per la ex-moglie.

Tale indicazione deve essere bilanciata con la potenziale capacità reddituale della giovane moglie che potrà inserirsi nel lavoro ed auto-sostenersi.

Questo per indicare che nella pratica, l’ ex-moglie molto difficilmente otterrà un assegno di mantenimento per l’importo suddetto.

Rilevanza delle proprietà immobiliari

Immaginiamo che i due coniugi abbiano uno stipendio mensile uguale; d’altra parte, gli stessi possiedono degli immobili.

Al fine di poter valutare l’incidenza sui redditi familiari è opportuno considerare il valore locatizio mensile dell’immobile; ossia a quanto verrebbe affittato o in effetti è stato affittato quell’immobile.

Il canone mensile andrà ad aumentare l’importo del reddito mensile del relativo beneficiario.

Ad esempio, il marito, con stipendio di € 2.000 mensili, ha anche un immobile che affitta a € 400 mensili. In questo caso, si dovrà considerare € 2.400 mensili per confrontare i redditi con l’altra coniuge.

Sottolinea che anche l’assegnazione della casa coniugale comporta un’incremento del redditto. La moglie ottiene l’assegnazione della casa coniugale? allora, dovremmo valutare un possibile importo di affitto mensile, il quale verrà aggiunto allo stipendio mensile della ex-moglie.

In tal senso, secondo quanto detto sopra, l’ ex-marito ha un reddito mensile di € 2.400 (considerato il reddito dall’immobile). All’ex-moglie, la quale percepisce al mese uno stipendio di € 700, viene assegnata la casa coniugale con reddito mensile parificabile ad € 300.

Avremo: redditto del marito € 2.400; reddito della moglie € 1.000; reddito complessivo familiare € 3.400. Dividendo per due l’importo di € 3.400 otteniamo € 1.700.

Rispetto alla media ottenuta, alla ex-moglie mancano € 700,00 (1.700 – 1.000)

Tale valore (€ 700) potrebbe essere un primo importo indicativo, da adattare al caso concreto, dell’assegno di mantenimento.

Rilevanza della prole

Ai fini meramente aritmetici, il cui importo derivante dovrà comunque essere corretto con le esigenze concrete del caso specifico, è possibile ipotizzare un aumento dell’importo dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge presso il quale vivranno gli eventuali figli, seguendo il presente schema:

  • 1 FIGLIO: incremento del 10% del redditto familiare complessivo da aggiungere all’assegno di mantenimento;
  • 2 FIGLI: incremento del 13%;
  • 3 FIGLI: incremento del 15%.

Immaginiamo che ciascun coniuge percepisca € 1.000 al mese e che l’unico figlio viva con la ex-moglie.

Avendo lo stesso reddito alla ex-moglie NON spetterà alcun mantenimento. D’altra parte l’ex-marito dovrà comunque partecipare alle spese per il mantenimento del figlio.

Secondo l’esempio proposto, il reddito complessivo familiare è pari ad € 2.000. Il 10% corrisponderà quindi ad un assegno di € 200 per il mantenimento del figlio.

Tramite il modulo sottostante è possibile contattare lo studio legale di riferimento al fine di avere un parere sommario o un breve consulto sulla propria problematica.
La compilazione e l'invio dello stesso non comporta alcun onere o spesa da parte del richiedente.
Dopo aver ricevuto il parere preliminare, laddove vi siano i presupposti, l'utente potrà decidere liberamente se affidare o meno la propria posizione allo studio legale di competenza.
Cordialità.
Nome :
Cognome :
Città :
Provincia :
Telefono :
E-mail :* il riscontro verrà fornito tramite mail

Oggetto :

Vi contatto per esporre quanto segue:

* tutti i campi sono obbligatori

Accetto le condizioni per l'utilizzo del servizio ed esprimo il mio consenso al trattamento dei miei dati personali in conformità alle finalità di cui all' Informativa sulla Privacy.

feedback
I Feedback dei nostri clienti