Prescrizione responsabilità medica

Tag 09 Luglio 2019  |
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Quali sono i termini di prescrizione per chiedere i danni da malasanità

In materia di prescrizione della responsabilità medica, il legislatore ha introdotto rilevanti modifiche tramite la Legge Gelli-Bianco operando alcune distinzioni fondamentali e superando i criteri fissati in precedenza.

L’argomento è stato già affrontato in termini generali nell’articolo Responsabilità medica e risarcimento danniResponsabilità medica e risarcimento danni. In questo articolo invece esamineremo nel dettaglio la problematica relativa ai termini di prescrizione.

Responsabilità medica e termini prescrizionali

Il paziente danneggiato ha il diritto di richiedere il risarcimento dei danni subiti sia al medico (o equipe medica) che alla struttura ospedaliera.

Il medico e l’ospedale rispondono del danno cagionato in modo differente: al medico è addebitabile una responsabilità extracontrattuale; al contrario, la struttura ospedaliera risponde secondo i principi della responsabilità contrattuale.

La differenza è di particolare importanza in quanto comporta differenti termini di prescrizione.

Prescrizione in 5 anni nel caso di responsabilità extracontrattuale

Secondo lo schema introdotto con la Legge Gelli-Bianco, il medico (o l’equipe medica) risponde solo del danno extracontrattuale, in quanto non sussiste nessun contratto tra paziente e medico.

La responsabilità del medico in questo caso deriva dal principio generale per cui nessuno può danneggiare l’altro e chi provoca il danno è tenuto al risarcimento (art. 2043 c.c.)

Ai sensi dell’art. 2947 c.c. il termine di prescrizione in questo caso è di 5 anni:

Art. 2947 c.c. – Prescrizioni del diritto al risarcimento del danno

Il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato.

Per il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie il diritto si prescrive in due anni.

In ogni caso, se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Tuttavia, se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nei termini indicati dai primi due commi, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile.

Prescrizione in 10 anni nel caso di responsabilità contrattuale

Quando i paziente si rivolge alla struttura sanitaria (ospedale, clinica e similari), tra i due soggetti si instaura un vero e proprio contratto finalizzata alla corretta erogazione della prestazione sanitaria.

Trattandosi di responsabilità contrattuale, contrariamente a quanto visto sopra, il danneggiato potrà agire nel confronti della struttura entro il termine prescrizionale di 10 anni.

Tale previsione è contenuta nell’art. 2946 c.c.:

Art. 2946 c.c. – Prescrizione ordinaria

Salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni.

Individuati quali sono i termini della prescrizione, si pone un altro problema di particolare importanza: da quale giorno devo iniziare a contare i cinque o dieci anni?

Da quando decorre la prescrizione

La questione è di particolare rilevanza. Tale tematica è stata oggetto di importanti sentenze ed interpretazioni giurisprudenziali.

Banalmente si potrebbe rispondere che il termine da cui iniziare a contare i termini prescrizionale è il giorno in cui si è verificato l’errore medico.

Ad esempio: il chirurgo ha sbagliato l’operazione; i termini prescrizionali cominciano a decorrere dal giorno in cui è stata eseguita l’operazione stessa.

A ben vedere una tale interpretazione risulta essere particolarmente riduttiva. Difatti non risulterebbero tutelati tutti i casi in cui il danno si sia verificato a distanza di tempo dal giorno dell’operazione chirurgica.

In tal senso sembrerebbe più corretto far decorrere i termini prescrizionali dal giorno in cui si verificato (esteriorizzato) il danno al paziente.

Anche tale interpretazione risulta essere limitante. Nell’ipotesi di malattie lungo-latenti e comunque non immediatamente percepibili, sebbene il danno si sia esteriorizzato, il paziente non ha comunque coscienza e consapevolezza dell’esistenza del danno stesso.

Il dies a quo nella responsabilità medica

Ripercorrendo quanto descritto sopra, possiamo sintetizzare che il termine da cui iniziare a contare la prescrizione (cd. dies a quo) può individuarsi:

  • il giorno in cui è stato commesso l’errore medico;
  • oppure il giorno in cui si è esteriorizzato il danno al paziente (malattia o sintomatologia);
  • o ancora, il giorno in cui il paziente ha preso coscienza e consapevolezza dell’esistenza del danno subito.

Possiamo affermare che tutte e tre le condizioni suddette sono vere. Sarà il Giudice a dover verificare nel caso concreto quale sia il termine corretto.

Il Giudice deve infatti valutare il caso specifico, in quanto il termine di prescrizione inizia a decorrere solo:

“dal momento in cui la malattia viene percepita o può essere percepita quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche”.

(estratto sentenza Cassazione Civile, S.U., 11 gennaio 2008 n. 576-581)

Il Giudice dovrà quindi valutare nello specifico la diligenza del paziente danneggiato, il quale ha l’onere di attivarsi e procurarsi tutte le informazione necessarie considerato il parametro dell’ordinaria diligenza.

In altri termini, il paziente danneggiato che per anni si è disinteressato di verificare ed informarsi in merito alla patologia riscontrata rischia di decadere dalla possibilità di chiedere il risarcimento.

In questo caso il danneggiato viene a conoscenza del danno subito dopo molti anni, ma la tardiva consapevolezza del danno deriva da sua negligenza.

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